La Dune Buggy

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La Dune Buggy

Messaggioda mauro.tosi » ven 6 set 2013, 12:11

Visto che tra noi ci sono anche felici possessori di questo mezzo che fa molto "estate" e non può strapparci un pensiero ricordandoci il film "altrimenti ci arrabbiamo" volevo chiedere se c'è qualcuno disposto a spiegarmi la sua storia.
Io ne so ben poco, confido in voi.
So però che non era prodotta direttamente dalla Vw ma era un "derivato fatto in casa", con veri e propri kit in scatola per costruirlo. A questo punto mi sono sempre chiesto: ma se il pianale era di una vw, dove finiva la scocca? Era invece possibile ordinarlo già fatto?
Esistono dei modelli oppure ognuno se lo personalizzava come vuole?
Se le cose stanno come penso... c'è molto da sapere su questi ferri.

[video]http://www.youtube.com/watch?v=2YrEbmhFezI[/video]
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda Dade » ven 6 set 2013, 12:51

Interessante quesito.
So che esistevano dei kit, o comunque delle aziende che fornivano la "carrozzeria" (e quant'altro). Aziende di cui non ricordo il nome ahimè. Poi chissà quanti si saranno arrangiati in qualche modo a farsi una carrozzeria "home made" (se non sbaglio si tratta di vetroresina).
Posso supporre che chi voleva una dune buggy si rivolgesse a queste aziende, che fornivano la vettura in toto (rivolgendosi alla VW per la parte telaistico-meccanica) o anche la trasformazione di chi, stanco del proprio maggiolino (qualche criminale, evidentemente) si rivolgeva ad essi per un buggy. Di fatto è difficile trovare due buggy uguali :)
Ne ho viste un paio "sfrecciare" durante il mio viaggio negli States :)

Ma sono curioso anch'io di leggere qualcosa di serio, approfondito ed esaustivo! :clap:
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda ayrun1 » sab 7 set 2013, 17:47

incollo la storia dell'autozodiaco di bologna, molto interessante per capire il fenomeno dune buggy:

Egregio Roberto
Come promesso vi mando alcune delle foto inerenti la presentazione di ciascun modello prodotto dall' Autozodiaco,oltre ad una della mia fabbrica.
Per quanto riguarda la storia delle dune buggies in Italia la posso piu o meno sintetizzare cosi':
Nel 1968 (avevo 25 anni) quando ancora lavoravo con mio padre nella sua impresa di costruzioni edili ,vidi un film," Il casoThomas Crown ", dove il protagonista Steve McQueen utilizzava appunto una buggy.

L' amore fu a prima vista, rividi la pellicola altre quattro volte e, tra me e me cominciai a sognar di poter ,un giorno, averne una tutta mia.

Visto che con mio padre nel lavoro non andavo molto d' accordo, nello stesso anno decisi di separarmi da lui e mettermi in proprio e, visto che da sempre avevo la passione per i motori, con pochi soldi e molti sacrifici, aprii a Bologna un piccolo salone di rivendita di automobili di tutti i tipi , che chiamai "All Cars .

Frattanto l' idea della buggy continuava nella mia mente , fino a quando, racimolato un piccolo gruzzolo andai in California e comprai un kit base del buggy piu' classico della Dynamic e lo mandai in Italia. Come arrivo' cominciai ad assemblarlo essenzialmente di notte perche' di giorno dovevo cercare di vendere piu automobili possibile per pagare le spese per me enormi in quell' epoca.

In settembre del '68 la prima buggy era pronta e finalment e potevo tirarla fuori dalla piccola officina di un mio amico meccanico, nella quale l' avevo assemblata, e ,montata una delle targhe "prova" che possedevo come venditore di auto mi lanciai per il primo giro di prova, era fantastica la sensazione di leggerezza e liberta', era incredibile! Tutti guardavano la nuova creatura e io mi sentivo come un Re.

Arrivai a casa mia per togliermi un poco del grasso che avevo addosso e parcheggiai il buggy proprio davanti alla porta ( abitavo nel centro di Bologna ). Mentre ero in bagno sentii vari claxon provenienti dalla strada , pensando ad un incidente mi vestii per uscire e vederecosa stava succedendo, quando aprii il portone non potevo credere ai miei occhi: il traffico era bloccato perche' una piccola folla stava guardando la mia fiammante buggy. In quel momento intui la potenzialita' di quella macchina. Cominciai quindi a muovere i primi passi per arrivare a metterla sul mercato . Dopo pochi giorni e dopo aver parlato con Beppe Seragnoli, il proprietario della Mariver che costruiva barche a vela, smontai nuovamente il buggy per la costruzione dello stampo.

Dopo qualche mese la Mariver mi consegno' due carrozzerie. Ora mancavano tutti i particolari, dal parabrezza, ai cerchi, alle gomme, ai sedili, ai fanali, e centinaia di altri piccoli particolari, purtroppo tutti fondamentali, il lavoro fu titanico, specialmente se si pensa che i soldi che avevo a disposizione erano pochissimi e che durante il giorno per guadagnarmeli dovevo continuare a vendere automobili il più possibile. Comunque in maggio del '69 avevo due automobili pronte e più che altro avevo già trovato tutti i fornitori disposti ad aiutarmi per mettere in produzione le dune buggies. Pochi giorni dopo, costituii la società Autozodiaco S.r.l. per la costruzione di automobili e fusi i due nomi, All Cars e Autozodiaco in quanto le vendite continuavo ad effettuarle nel mio piccolo salone la All Cars appunto.
Intanto i giornali avevano incominciato ad interessarsi alle buggies e le dedicavano spazi sempre più ampi. In novembre mi fu richiesto da una fabbrica di batterie di esporre una delle mie vetture nel loro stand al Salone dell'automobile di Torino. Come il salone aprì il successo fu immediato e mi cominciarono ad arrivare le prime richieste che via via diventavano sempre più numerose. Ora tutti volevano un buggy, cantanti, attori, personaggi dello sport, ecc, ma soprattutto agenzie pubblicitarie per reclamizzare i prodotti più disparati.

Il problema ora era l'omologazione della vettura.
Il Ministero dei Trasporti vincolava il permesso all'omologazione al benestare ufficiale della Volkswagen in quanto usavo i suoi telai accorciati e quindi potenzialmente pericolosi.
La Volkswagen, che in un primo momento si era dimostrata favorevole alla costruzione in serie delle buggies, quando andai a sollecitare il richiesto benestare evidentemente mi giudicò non all'altezza di una produzione di serie ufficialmente patrocinata da lei e mi rifiutò il permesso.

Potrete immaginare la mia disperazione: avevo centinaia di richieste, la fortuna ad un passo, ma non potevo farla mia. Mi dissi che in qualche maniera dovevo trovare una soluzione per ovviare il "gran rifiuto". Me ne andai a Roma al Ministero dei Trasporti e mi feci dare tutti i fascicoli inerenti le omologazioni concesse dal 1945 al 1969; me ne lessi delle centinaia dai trattori alle biciclette e finalmente dopo quattro giorni di ricerca ne trovai una datata 1947 riguardante i camions americani ai quali si accorciava il telaio per trasformarli in dumpers escavatori, ecc. per l'omologazione di tali camions non era stato richiesto il permesso della casa madre per cui mi dissi: se la legge non era cambiata doveva essere uguale per tutti e quindi avrebbero dovuto dare il permesso anche a me. In effetti così fu: in ottobre del 1969 anche se con l'obbligo di far visionare ogni vettura dal PRA di Bologna, potevo finalmente stampare il telaio *AZ 00001* il sogno si stava trasformando in realtà! Ora sorgeva un altro problema: dove costruire le buggies e con quali soldi. Mi associai con un amico Paolo Pazzaglia di professione mi risulta a tutt'oggi "Play Boy" però rampollo di una famiglia bolognese molto facoltosa con il quale accordai che il sottoscritto si sarebbe occupato di tutto, mentre lui, solamente avrebbe finanziato quanto necessario per produrre le macchine fino ad arrivare all'autofinanziamento.

Per quanto riguardava invece il dove costruirle mi accordai con un'officina meccanica bolognese la "Mirage" al proprietario delle quale avrei pagato un tot per ogni buggy assemblato. Fortunatamente o sfortunatamente (come vedremo più avanti) quando annunciai a tutti i potenziali clienti delle buggies che iniziavo la produzione in serie nel giro di pochi giorni mi arrivarono 109 acconti con i quali mi autofinanziai. Così Paolo Pazzaglia non dovette tirar fuori neppure un centesimo ed egualmente si trovò proprietario del 50% dell'Autozodiaco. Per motivi che potrei definire di protagonismo la ditta portava il mio nome ed ovviamente i giornalisti intervistavano il sottoscritto. L'amico Pazzaglia cominciò a cercare di discreditare apertamente e gratuitamente la ditta a tal punto che mi vidi costretto a liquidarlo. Stranamente, Pazzaglia accettò immediatamente e quindi lo liquidai con una cifra per me all'epoca enorme in poche parole, senza nulla spendere, in pochi mesi si era guadagnato più di ottanta milioni di lire. Comunque visto che le cose andavano a gonfie vele non mi spaventava rimanere solo. All'improvviso però una mattina il mio direttore di produzione mi telefonò per avvisarmi che era sparita dal deposito dell'officina la prima buggy, quella particolare col telaio AZ 00001. chiamai la polizia e feci la denuncia di rito. Qualche giorno dopo mi arrivò la segnalazione che il buggy numero uno si trovata nel garage di Paolo Pazzaglia. Mi nascosi fuori dalla sua villa con la macchina fotografica pronta e quando aprì la porta del garage apparve la mia buggy. Ovviamente la fotografai e con le foto tornai dalla polizia la quale, ottenuto il mandato, perquisì la casa e sequestrò la mia buggy. Il numero del telaio però era stato cancellato ed al suo posto era stata impressa una nuova sigla (solo due anni dopo si arrivò al processo).

Pochi giorni dopo "Bimbo" (così era soprannominato il proprietario dell'Automirage) mi disse che per motivi personali non avrebbe più continuato ad assemblarmi le buggies, in altre parole il mio ex amico e socio mi aveva rubato la buggy numero uno particolarmente e minuziosamente preparata per omologare rapidamente con sicurezza e senza intralci la nuova Mirage. Il piano, almeno sulla carta, era perfetto: mi aveva lasciato senza officina dove costruire le buggies, con pochissimi soldi e come se non bastasse era a conoscenza di tutta la mia organizzazione di vendita. Fortunatamente dopo pochi giorni trovai un accordo con i proprietari della Giannini, che all'epoca preparava le 500 FIAT e cominciammo immediatamente l'assemblaggio delle "Deserter" nel loro stabilimento di Roma.

Intanto per il sottoscritto assemblare le buggies a Roma era una vera agonia: dovevo recarmi da tre a cinque volte alla settimana nella capitale. Fu così che qualche mese dopo trasferii la fabbrica a Pianoro, a 8 km da Bologna dove, lasciata definitivamente la All cars trasferii anche gli uffici commerciali. Casualmente quando lasciai Roma nacque anche la Puma. Comunque, finalmente, avevo messo in piedi una vera propria fabbrica e potevo dedicarmi allo studio di nuovi modelli più "italianizzati". Nascquero così la Damaca (il disegno della quale lo avevo affidato a Tom Tjaarda già progettista della Pantera De Tomaso) il cui nome fu scelto attraverso un concorso organizzato in occasione con Autosprint e vinto da un tale Carlo Maddalena di Palermo. DA.MA.CA. è dato infatti da: DA.MA: (per maddalena) CA.(per carlo) il quale vinse appunto una Damaca. Seguirono la Squalo,la trasformazione California e la Kirby. Quest' ultima nacque per la richiesta della Skoda di costruire un buggy con la sua meccanica. Anche sotto il profilo delle vendite le cose non andavano male giacche' nel 73 fui contattato dalla BMW Italia con la quale arrivammo ad un accordo per la distribuzione esclusiva delle mie vetture attraverso la sua rete di vendita. Nello stesso anno comprai anche una piccola fabbrica a Rubiera ( tra Modena e Reggio Emilia ) e fondai la Motozodiaco per la fabbricazione di moto e tricicli con grandi ruote.

Alla fine del 1974 mi fu offerto di vendere la fabbrica,cosa che data l 'allettante offerta accettai. Dopodiche' mi associai all' amico Sandro Munari per fabbricare olii lubrificanti con la" Sandro Munari Motor Oil " ed abbigliamento sportivo con la Sandro Munari Sport Line , poi sul finire dello stesso anno inventai e cominciai ad organizzare il Motor Show di Bologna con la collaborazione di Sandro Munari, Giacomo Agostini, Niki Lauda e Renato Molinari, attivita' che ho venduto nel 1981 all' attuale organizzatore, Alfredo Cazzola.

Da quel momento ho lasciato l'Italia per "girovagare" per il mondo in barca a vela e per poi "approdare" a Panama dove vivo da molti anni.

Ovviamente esistono migliaia di aneddoti e fatti, belli e meno belli, legati alla mia attività e alla mia vita (con i quali però non voglio tediarvi), ma in sintesi questa è la storia delle buggies italiane.
In allegato vi manderò alcune foto che sono quelle corrispondenti alla presentazione ufficiale di ciascun modello. Cordialissimi saluti.

Mario Zodiaco

1969: Immagine
1970: Immagine
1971: Immagine
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda Gimpsy » sab 7 set 2013, 20:09

Questo racconto meriterebbe di essere inserito come "Articolo"... che ne dici Mauro? :ok:
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda tororosso » dom 8 set 2013, 17:01

bella storia davvero.. il mio buggy è un automirage, praticamente un furto di progetto del grande dario zodiaco.. la bella libertà che avevano negli anni 60-70 di poter modificare o tagliare una macchina smontarla o assemblarla come la fantasia gli permetteva e poi omologarla dalla motorizzazione. ora purtroppo è impossibile, ma la bella sensazione che si prova guidando un buggy si deve allo spirito di questo grande bolognese che le ha iniziate a costruire nel paese dei "furbi".. ho conosciuto vari meccanici che negli anni 70 smembravano poveri maggiolini rottamando la carrozzeria x costruire buggy in quegli anni l'auto del popolo in italia si trovava a buon prezzo e veniva trasformata in baja e buggy con facilità.. bei tempi
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda Gimpsy » dom 8 set 2013, 19:21

Questa sera mi sono incontrato per una birra con Marcello, Mat230 e Denny un amico del bugpeople.nl.
Si parlava proprio delle differenze della legislazione italiana rispetto agli altri paesi della comunità europea... boxed

Ma oggi è così difficile rifare dei lavori del genere per dare vita ad una Dune Buggy?
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda Dade » lun 9 set 2013, 16:30

Apperò che storia!! :shock:
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda VintageVolks » lun 9 set 2013, 21:19

Sì... teniamo presente comunque che la prima vera Buggy è stata la Manx (brevetto del 02/1964), per mano di Bruce F. Meyers, costruttore californiano ed esperto ideatore di modelli in fibra di vetro per imbarcazioni. La data in cui tutto ebbe inizio è il 1964.

La Meyers Manx era cara nonostante che le sospensioni, il motore, il cambio ed i freni fossero del Maggiolino. I costi alti erano quelli della costruzione in proprio del telaio; ecco perché in un anno ne frono prodotti solamente poco più che una decina di esemplari (12 per l'esattezza, senza che nessuno di questi venisse esportato).

Da lì in poi, dall'America all'Europa è iniziato il dilagare di versioni ed interpretazioni per mano di molti. Ne compravano la carrozzeria e su di essa ricavavano modelli simili agli originali apportando a volte anche interessanti modifiche personali.
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda Gimpsy » mar 10 set 2013, 17:07

VintageVolks ha scritto:[...] su di essa ricavavano modelli simili agli originali apportando a volte anche interessanti modifiche personali.
Se non ricordo male qualcuna aveva una cappottina in tela: quest'ultima era di serie o una modifica?
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Re: La Dune Buggy

Messaggioda VintageVolks » mar 10 set 2013, 20:17

Dipende dalle versioni (e dai produttori).
Se parliamo di buggy della Autozodiaco, ad esempio, questo aveva una numerosa lista degli optional come appunto la capote o addirittura un hard top, oppure i cerchi ruota larghi, l'impianto di riscaldamento o la verniciatura madreperla.

: Love : Lei rimane la mia preferita:
first_Manx02.jpg
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